Il problema

Che cos'è un dono?

Un dono sembra una cosa semplice: si dà qualcosa a qualcuno. La storia di questa idea è più intricata. Alcuni doni aprono una relazione, altri la appesantiscono. Questa pagina segue quel filo fino al momento della presentazione dei doni nella Messa, e a una domanda pratica sul presente.

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Il dono che inganna

I Troiani trainano dentro le mura un enorme cavallo di legno, in mezzo alla folla in festa.
Giovanni Domenico Tiepolo, La processione del cavallo di Troia in città, circa 1760. Olio su tela, National Gallery, Londra. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Il cavallo lasciato davanti alle mura è un dono solo nella forma. Laocoonte avverte i Troiani e non viene ascoltato. Nel verso di Virgilio c'è un dettaglio che vale la pena tenere, «quidquid id est», qualunque cosa sia: il pericolo sta anche nell'oggetto, prima ancora che in chi lo ha mandato. Un dono può contenere un vincolo, come la prima dose regalata.

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Il dono come legame, e come potere

Marcel Mauss, nel Saggio sul dono del 1925, mostra che in molte culture l'oggetto donato conserva qualcosa di chi lo ha dato; i Maori lo chiamano hau, e un dono che ne è carico resiste a diventare merce. Chi riceve resta comunque tenuto a ricambiare.

Il potlatch di alcuni popoli del Nord America porta la stessa logica all'estremo: i capi gareggiano distruggendo in pubblico beni preziosi, e il prestigio cresce con lo spreco. Il dare, lì, serve a mettere l'altro in soggezione, e il consumo ostentato di lusso ne è una versione recente.

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Il dono come restituzione

Tre contadine chine raccolgono le spighe rimaste in un campo dopo la mietitura; sullo sfondo il grande raccolto e i covoni.
Jean-François Millet, Le spigolatrici, 1857. Olio su tela, Musée d'Orsay, Parigi. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

In questo campo non compare un donatore. Le tre donne raccolgono le spighe rimaste a terra dopo la mietitura. La Torà prescrive di non mietere fino ai bordi del campo e di non tornare per il covone dimenticato: quello che resta «sarà per il forestiero, l'orfano e la vedova» (Deuteronomio 24, 19-21; Levitico 19, 9-10). Nel libro di Rut una spigolatura fa nascere una storia intera.

Funziona diversamente dallo «sgocciolamento» della ricchezza dall'alto, che agisce da solo e lascia intatte le gerarchie. Qui c'è un obbligo, e poggia su una frase precisa: «la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti» (Levitico 25, 23). Chi possiede tiene in custodia. Millet dipinge le tre donne monumentali, con una dignità che tiene lontano il pietismo.

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Il dono che libera

Nei Miserabili Victor Hugo mette in scena il vescovo Myriel. Jean Valjean, appena uscito dal bagno penale, gli ruba l'argenteria; ripreso dai gendarmi, il vescovo dichiara di avergliela donata e ci aggiunge i candelabri. Poi si rivolge a Valjean.

«È la tua anima che ti compro; la sottraggo allo spirito di perdizione, e la dono a Dio.»

Victor Hugo, I miserabili, 1862

Nessuna condizione, nessuna contropartita. Hugo non fa di Valjean un santo, e più avanti lo lascia ricadere: la libertà che il dono restituisce comprende anche quella di sbagliare.

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Il dono di sé

Acquaforte: un padre anziano si china ad abbracciare il figlio inginocchiato e lacero, tornato a casa.
Rembrandt van Rijn, Il ritorno del figliol prodigo, acquaforte, 1636. Rijksmuseum, Amsterdam. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons.

Il figlio torna dopo aver dissipato tutto, e si aspetta un conto. Il padre non glielo presenta. Ordina invece di portargli «il vestito più bello», l'anello e i sandali (Luca 15, 22). La tradizione ha letto in quei segni la dignità che era andata perduta, la posizione di figlio con i suoi diritti, il piede calzato di chi è libero e non servo, e sono doni che cambiano uno stato più che passare di mano.

Nel battesimo accade qualcosa di simile. L'unzione col crisma inserisce ogni battezzato in Cristo «sacerdote, re e profeta»: non un titolo d'onore, ma una condizione reale, uguale per tutti, che non viene da un ruolo né da un merito. È il «sacerdozio regale» di cui parla la Prima lettera di Pietro (1 Pt 2, 9), rivolto in origine a una minoranza senza potere. Alla presentazione dei doni quel sacerdozio si esercita, e chi porta l'offerta compie un gesto che gli spetta per battesimo.

Cormac McCarthy, nella Strada, mette in scena un dono che non aspetta risposta: un padre morente dice al figlio «la bontà troverà il bambino». La tradizione scolastica la chiama bonum diffusivum sui, il bene che tende a diffondersi da sé.

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La presentazione dei doni, e oggi

Scena affollata e notturna in cui si intrecciano più gesti di soccorso: dar da bere, vestire un ignudo, visitare i carcerati, accogliere il pellegrino.
Caravaggio, Le sette opere di Misericordia, 1607. Olio su tela, Pio Monte della Misericordia, Napoli. Pubblico dominio, via Wikimedia Commons. Uso editoriale.

Nella Messa, al momento dell'offertorio, la comunità porta all'altare il pane e il vino, e un tempo portava anche offerte per i poveri e per la chiesa. Caravaggio, nelle Sette opere di Misericordia, tiene insieme in un'unica scena notturna più gesti di soccorso, e il dipinto fu commissionato da una confraternita nata per organizzarli. Che cosa si porti all'altare, e perché, è il tema della pagina Il senso del gesto; qui basta la sintesi: nel pane e nel vino la comunità porta se stessa, e il denaro è uno dei modi concreti di dire «anche questo è tuo, Signore».

Per secoli l'offerta si è portata con ciò che si aveva sottomano. Oggi capita di non avere contanti e di avere con sé solo il telefono. La domanda pratica è se il gesto possa restare lo stesso mentre cambia il mezzo. La pagina In pratica lo mostra passo per passo, e la simulazione fa vedere il percorso: si inquadra un QR code, si sceglie l'importo, si conferma, e l'offerta arriva sull'IBAN della parrocchia.

Per approfondire

Da dove viene questo percorso

Le fonti e una mappa più ampia di rimandi sono in Timeo Danaos: perché il dono è problematico. In forma di libro: Marcel Mauss, Saggio sul dono (1925); David Graeber, Debito. I primi 5000 anni (2011); Victor Hugo, I miserabili (1862); Cormac McCarthy, La strada (2006).

Crediti immagini

Fonti delle riproduzioni